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Topper Harley


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Topper Harley, ex-alcolizzato esperto in strategie di pace, vive in esilio in un tepee in Nepal, in compagnia di un'amica immaginaria vestita di nero con una falce in mano. Richiamato in patria per salvare la libertà di pensiero in una pericolosa missione in Eurasia, incontra una splendida professoressa di cui si innamora perdutamente e che ricambia la passione con ardore epiteliale. Un giorno, per motivi ancora ignoti, lei lo abbandona e lui, tornato nel suo tepee dopo aver disertato, decide di aprire questo blog per raccontare il resto della sua vita.

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lunedì, 20 luglio 2009

Cos’è la felicità? Beh, è una domanda del cavolo, una domanda alla 21 grammi. Come chiedere a Dio dove abita (ok, ad Arcore, ma non intendevo questo). E poi non sono Coelho. Insomma, non so rispondere e in effetti nemmeno mi interessa. L’altra sera però ci riflettevo. L’altra sera ero un po’ ubriaco e si sa che è in queste circostanze che vengono fuori le deduzioni migliori. L’altra sera ho goduto di un pezzo di felicità.
Ci avevano da poco rilasciato e, gironzolando per la città in cerca di alcool, capitiamo più o meno per caso presso una bottega di anticaglie che, secondo qualcuno, la sera fungeva anche da pub. Entriamo dal piccolo ingresso, camminando verso il fondo tra cianfrusaglie e mobili antichi, sguardo a sinistra ed eccoci immersi in uno spazio enorme, con un bancone, tavoli e un palco pronto per uno spettacolo. Dappertutto bicchieri colmi di vino e birra in mano alla gente e piatti di pizza sparsi. Il posto è squallido come piace a me e quella specie di palchetto è davvero incredibile, sembra un dipinto su una parete partorito a quattro mani da Kafka e Lynch. Due amiche chiedono subito da bere due birre alla spina. Prendono i soldi per pagare ma la signora dietro al bancone le blocca dicendo che quella sera era tutto (e quando dico tutto, voglio dire tutto) gratis. Gratis, bella parola. Gratis perché si festeggiava il fondatore di quel posto. Diciamo che si commemorava il fondatore di quel posto, visto che era morto da qualche giorno.
Appresa l’informazione, uscivo dal locale pochi secondi dopo con birra e patatine. Rientravo con i bicchieri vuoti e uscivo di nuovo con vino e salatini. Così per un po’, finchè il passo si è fatto barcollante, la risata sciocca e l’animo felice. Perché io, in quel frangente, ero felice. Non solo perché stavo bevendo e ridendo in buona compagnia ma perché tutto ciò era gratis. Felice non lo sarei stato dopo e non lo ero prima: soddisfatto sì, più che soddisfatto, contento e più contento della mia vita pure, ma l’essere felice è una condizione diversa e forse estemporanea. E così, tra un sorso e l’altro, ho realizzato che un individuo (o forse solo io) può essere felice solo in determinati frangenti e che lo scopo di una vita può essere quello di rendere questi frangenti numerosi e lunghi quanto più possibile. Non intendevo rifletterci oltre né scrivere un saggio sulla ricerca della felicità.
Però ho trascorso la settimana successiva a bere ed ubriacarmi, convinto di essere sulla strada per il paese delle meraviglie. Bere con tutte le conseguenze del caso: vomito, mal di testa, figuracce, una mezza rissa, persone che non mi rivolgeranno più la parola. Stamattina, in uno sprazzo di lucidità, leggendo Bufalino, ho capito che quei frangenti di felicità, oltre che essere numerosi e lunghi nel tempo, devono anche avere origini diverse, devono cioè variare. Non si può rinascere tutte le mattine. Quindi va bene ubriacarsi, ma una volta ogni tanto. Va bene viaggiare, se ci si ferma ogni tanto. Va bene concedersi un regalo, ma non qualsiasi cosa. Va bene far l’amore, ma non con la stessa persona. Va bene scrivere, ma non sempre stronzate.


Topper Harley | 10:18 | commenti (16)

domenica, 12 luglio 2009

Questa volta sono stati più gentili. Non come a Bruxelles. Noi siamo stati ingenui, abbiamo commesso errori facilmente evitabili. Loro erano tantissimi, neri e – sembrava – incazzati. Sarà stato il caldo. Noi eravamo eccitati, avevamo voglia di fare e qualcuno sapeva che quelle felpe, indossate alle tre del pomeriggio di un giorno di luglio, avrebbero dato nell’occhio. Tanto spazio, tanta gente. Linea di confine tra due stati.

Capiamo subito che sarebbe stato difficile, impossibile forse. Erano più di noi e troppo vicini l’un altro per poter passare. Se avessimo corso ci avrebbero sparato. No, sparato no, non sarebbe stato carino. Però ci avrebbero fermato con le cattive. Non ne hanno avuto bisogno, ci hanno beccato quasi subito, l’abbronzato non era nemmeno arrivato e il signor Sedicesimo ancora prendeva il caffè. Colpa delle felpe. Servivano a nascondere ciò che alla fine non ci hanno nemmeno sequestrato.

Mi chiedono di seguirli. Avevano il mio documento, dovevo farlo per forza. Mi portano vicino la camionetta e lì vedo tutti gli altri. Mi chiedo come cazzo si sono fatti beccare. Poi capisco, è stato l’atteggiamento: troppo palese che non eravamo lì per far festa. Venti minuti dopo, per la prima volta in vita mia, salgo sulla volante. Finalmente. Conoscevo la camionetta belga e anche quella italiana, la volante mi mancava. E’ stato divertente. Correvano. Per due volte hanno strisciato il fondo dell’auto sul manto stradale, scusandosi pure per la velocità, ma avevano fretta di tornare al loro posto. Arriviamo. Li saluto con un arrivederci, mi guardano sorridendo, mi correggo: speriamo di non rivederci più. L’ufficio non è male, piccolo, accogliente. Non c’è aria condizionata ma non fa caldo. Piano piano arrivano tutti. O meglio quasi tutti. Non sanno che eravamo molti di più. L’azione comunque è fallita. Non è un arresto, non è un fermo. E’ un semplice controllo, ci dicono. E’ vero. Potrò pure circolare con una felpa indosso a luglio no? Ci riconoscono, sanno chi siamo e, lì lo dicono e lì lo negano, approvano quello che facciamo. Ma dovevano fermarci. In fondo si trattava pur sempre delle due più alte personalità del mondo conosciuto. Ci intrattengono, chiaccheriamo, scherziamo insieme, aspettando che l’evento giunga al termine. E l’evento giunge al termine dopo un paio d’ore. Siamo liberi, possiamo andare. La prossima volta non sbaglieremo.


Topper Harley | 21:44 | commenti (18)