
Topper Harley, ex-alcolizzato esperto in strategie di pace, vive in esilio in un tepee in Nepal, in compagnia di un'amica immaginaria vestita di nero con una falce in mano. Richiamato in patria per salvare la libertà di pensiero in una pericolosa missione in Eurasia, incontra una splendida professoressa di cui si innamora perdutamente e che ricambia la passione con ardore epiteliale. Un giorno, per motivi ancora ignoti, lei lo abbandona e lui, tornato nel suo tepee dopo aver disertato, decide di aprire questo blog per raccontare il resto della sua vita.
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Sto facendo ciò che nessun uomo dovrebbe fare mai nella propria vita: stare a casa e lavorare. E in tutto ciò vorrei dire solo una cosa: minchia.
Cosa ti direi se ti rivedessi? Adesso ti dico cosa. Se ti rivedessi, ti direi innanzitutto che mi sei mancata. Che ti voglio bene. Ti direi che ho cambiato auto. Ti racconterei dei miei ultimi viaggi, del Giappone, del Lussemburgo, di Bruxelles e della vacanza in barca che farò il mese prossimo. Ti darei il regalo di Natale che ancora conservo con tanto affetto. Ti farei vedere le foto del peyote che abbiamo comprato insieme, che è diventato enorme. Ti parlerei del capodanno che ho passato con la mia famiglia, ti direi come stanno loro e soprattutto quel cornutello di mio nipote che cresce e impara le cose buone dal mondo. Ti chiederei come sta la tua famiglia, senza però nominare tuo fratello, che è uno stronzo, e tua cugina, che è una stronza. Ti parlerei degli ultimi, fantastici, libri che ho letto. Ti parlerei degli ultimi, fantascientifici, film che ho visto. Accennerei al lavoro, quello che mi ha portato lontano dalla nostra città. Ti direi che in fondo è un bene aver cambiato aria. Ti ricorderei che non mi hai fatto gli auguri per il compleanno. Ti rinfaccerei che non ti fai sentire da mesi. Ribadirei che la colpa è solo tua e non solo per quello. Ti ricorderei cosa mi hai fatto. Griderei che non ti perdonerò mai. Urlerei che è meglio non sentirti e non sapere cosa fai. Sputerei sul post che ti ho dedicato, l’ennesimo. Ti augurerei di passare quello che io ho passato a causa tua e di viverlo nel peggiore nei modi, se esistesse il peggio. E alla fine userei una sola parola per riassumere tutto questo: ciao.
Manca poco.
Il conto alla rovescia è iniziato.
I 45 sms sono diventati 80.
Sono passati due anni nel frattempo.
Quel giorno alla stazione si avvicina.
Verrò a prenderti, potrò prenderti e volare via.
Finalmente potrò abbracciarti, guardarti negli occhi, sorriderti.
Non avrò molto da dire.
Ti chiederò soltanto di seguirmi.
Lo farò con un gesto veloce.
Ti terrò per mano e comincerò a correre.
E tu dovrai correre con me.
Perché ho lasciato l’auto in sosta vietata.