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Topper Harley


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Topper Harley, ex-alcolizzato esperto in strategie di pace, vive in esilio in un tepee in Nepal, in compagnia di un'amica immaginaria vestita di nero con una falce in mano. Richiamato in patria per salvare la libertà di pensiero in una pericolosa missione in Eurasia, incontra una splendida professoressa di cui si innamora perdutamente e che ricambia la passione con ardore epiteliale. Un giorno, per motivi ancora ignoti, lei lo abbandona e lui, tornato nel suo tepee dopo aver disertato, decide di aprire questo blog per raccontare il resto della sua vita.

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mercoledì, 23 aprile 2008

Non ti innamorare di me. Perché l’amore è sofferenza.
E non ammirarmi. Non sono nessuno. Ma sarò qualcuno se riuscirò a toglierti quel velo di malinconia negli occhi e farteli sorridere. Non uso le persone per doppi fini ed è per questo che non ho bisogno di specificare niente. Non deludermi. Goditi la serata e continua ad avere quegli occhi sorridenti di oggi. Ma non mi dire che non ti abbraccio, sei tu che non vuoi. Un abbraccio che mi ha fatto piangere.

Bacio rubato, bacio desiderato, bacio sincero, bacio dolce, bacio divertente, bacio sorprendente, bacio a te che ora sei nella mia vita. Riaddormentati così torniamo nella tenda sulla spiaggia. Mi piaci quando ridi. Vieni, ancora non ho combinato niente e lo combinerò con te.
Ti faccio una proposta, puoi dire di no: perché non rimani a dormire da me e poi domani mattina andiamo via insieme? Portati il cambio. Voglio viverti fino alla fine, fino a che posso. Tutto è bellissimo nel nostro mondo dove ci sono giornate infinite. Vorrei addormentarmi tra le tue braccia. E’ troppo bello ed eccitante sentire il calore delle tue labbra su di me. Voglio farlo nella tua spiaggia. Nella nostra spiaggia, nel nostro mondo.
Per un attimo ho voluto lasciare tutto così come era stamattina e respirare la tua presenza qui: il divano con i cuscini schiacciati, la coperta sopra, una tazza con latte freddo, il letto con le sagome dei nostri corpi, i cuscini uno sopra l’altro abbracciati come lo eravamo noi. E’ possibile che già mi manchi? I nostri corpi uniti, le nostre gambe intrecciate, i nostri cuori che battono insieme. E’ un’amicizia? E’ un’infatuazione? E’ attrazione? Ho voglia di vederti. Non spogliarmi, non baciarmi, non toccarmi. Speravo mi dicessi “dietro di te” e mi giravo, ti vedevo, ti abbracciavo dalla felicità. Forse è proprio il mistero che rende la cosa più interessante. Sento ancora il tuo calore. Rimani con me.
Ho voglia di sentirti e ti chiamo. Ho voglia di vederti e ti vedo. Ma sono qui e sento il tuo profumo ancora sul mio corpo, è normale un pò di nostalgia. La paura è di perderti, la paura è che un giorno cambierai. Quando ti vedrò vorrò fare di tutto tranne che chiaccherare. Non mi deludere, starei malissimo. Dire che mi manchi è dire poco, dire che ti voglio bene è dire poco, dire che ho voglia di te è dire poco. Perché mi fai venire sempre fame? Non ho portato il pigiama ma penso di dormire senza niente, sei tu il mio calore. Ho voglia di sentire la tua pelle in contatto con me. Ci facciamo una bella chiaccherata davanti a pane e nutella e poi… Dopo qualche ora andiamo a dormire. So che hai la testa dura, che ti fai odiare, che ti scivolano le cose addosso e poi? Non ci pensiamo, viviamo il presente, me l’hai detto anche tu.
Ma lo sai che esattamente una settimana fa non sapevamo cosa ci avrebbe riservato la domenica? Perché non possiamo stare a letto senza fare l’amore? E’ normale che ho voglia di farlo in continuazione? Basta! Vado a farmi la doccia! Non ce la faccio più a sentire il tuo profumo! Intanto rimani nel cuore! Non bere e non fumare troppo, poi sto in pensiero. Capirebbero che siamo cotti e pazzi. Non ti innamorare, non mi amare ma proteggimi, curami e non deludermi mai!

Già, Topper, non ti innamorare di lei.


Topper Harley | 12:17 | commenti (32)

domenica, 13 aprile 2008

Vengo a prenderti a casa. Citofono, scendi e, sorridente più che mai, mi vieni incontro correndo per abbracciarmi. Mi stringi forte, con quel modo di avvolgermi che solo tu hai. Mi baci sulla guancia e per una frazione di secondo la mia pelle sa cosa sono i brividi da emozione.
Ti mando una mail veloce e ti dico che ho voglia di vederti. Ora. Ci troviamo nel parcheggio, lì dove non c’è nessuno ma ci vedono tutti. Ti prendo per un braccio e ti avvicino a me, per guardarti in quegli occhi che quasi piangono, dirti che ti voglio bene e sperare in cenno di ricambio. Questo arriva veloce e inaspettato poco dopo, quando getti via la sigaretta e trotterellando sulle gambe mi dai un calcetto e poi un altro e un altro ancora, come per dire ai miei piedi di portarmi più vicino a te.
Ti chiamo in serata, al ritorno dalla partita. Ho bisogno di te, di un tuo sorriso e soprattutto del mio. Ho bisogno delle tue parole, quelle che mi sembrano sempre troppo dolci per essere vere. Ho bisogno di sapere che ci sei, anche se non ti vedo dall’altra parte del telefono. E non so dove sei e non so con chi ma so che per un solo attimo, quello in cui ridi nel sentire la mia voce, sei solo mia.

Niente di tutto questo è possibile. Sono solo fantasie. Irrealizzabili. Giochi di pensieri mischiati a ricordi oppressi dalla realtà che non trovano mai il loro spazio ideale. Ma se fantasie devono essere, allora le costruisco come dico io e mi prendo questa notte per farlo, cercando di trasformarle in sogni quando il sonno non mi lascerà altro.
E allora immagino un giorno. Lo voglio pieno di sole e infinito. Lo voglio su di noi, in una spiaggia deserta, col mare davanti e la montagna alle spalle. Una tenda, piccola e accogliente. Acqua per bere e per nuotarci. Voglio un libro, quello scritto a metà perché le altre pagine le dobbiamo riempire noi. E una matita che disegna sulla sabbia e non si cancella, con cui lasciare la nostra impronta. E ci voglio un panda che si rotola poco più in là sull’erba. Ma anche una musica lontana e limpida in sottofondo. Voglio te in questa fantasia, esattamente come ti ho conosciuto. Roba che non è necessario descrivere perché è lì dentro la mia testa dal primo giorno. E voglio quell’abbraccio che non ho avuto, quello che dura un tempo indefinibile e ci rende una persona sola. E voglio sentire il battito di un cuore senza capire se è il mio o il tuo. E voglio guardarti e vederti e osservarti. Che sono la stessa cosa ma non bastano. Voglio i tuoi sorrisi lenti e spontanei e quei capelli che al vento piacciono tanto. E quelle mani che in questo sogno mi hanno in pugno. E voglio quelle chiacchere un po’ stupide un po’ contorte che ci hanno unito. E quelle pause sempre troppo brevi. Voglio il nulla oltre il mare e la montagna. Voglio l’universo dentro di te. E voglio andare a dormire per iniziare il prima possibile a pensarti. E più di ogni altra cosa voglio non svegliarmi.


Topper Harley | 04:08 | commenti (19)

lunedì, 07 aprile 2008

Buonasera signor Sedicesimo,
sono Topper ricorda? Topper Harley. Non avevo voglia di disturbarla in questi giorni ma ho bisogno di risolvere urgentemente quella difficile questione degli Angeli. Ho provato col divino (quello originale, non quello del PDL) e non risponde. Gesù è impegnato in campagna elettorale (Rialzati, Italia! è opera sua, con Lazzaro quella volta ha funzionato). E lo spiritoso santo boh? Non ho mai capito chi sia.
L’altro giorno al Tandem Club non ho avuto modo di parlarle. Ho visto che era impegnato in quelle riprese con Mosley e ho preferito non intromettermi. Il mio problema comunque lo conosce già, visto che gliene parlo da quando ero bambino. Non gliel'ho mai detto ma ho apprezzato molto che in quegli anni non mi abbia mai violentato.
Veniamo al dunque. Gli Angeli sono tornati. Ho avuto a che fare con due di loro negli ultimi tempi e in entrambe le occasioni ho avuto la peggio. Il primo Angelo, manifestatosi con le sembianze di Sant’Ambrogio, mi ha disintegrato: in pochi mesi mi ha tolto tutto ciò che avevo, cuore compreso, e lo ha fatto nel modo peggiore possibile, pugnalandomi alle spalle, in silenzio. Quest’Angelo probabilmente ha ucciso una parte di me che non potrà rinascere ma mi ha anche reso più forte. Il secondo Angelo infatti, travestito da Sant’Agostino, benchè mi abbia fregato quel pezzetto di paradiso che con ardore candore stile cantautore mi stavo coltivando, non è riuscito a scalfire la barriera che tuttora ho intorno.
Il punto però è che non so quanto potrò resistere ad un nuovo attacco. Ho appena incontrato una persona capace di accendermi ancora… va bene, va bene, lo dico ogni volta, tagliamo corto. Insomma, dopo una settimana intensa come la fiaccola olimpica, sembra che ora stia arrivando il gelo e so che la colpa è di un Angelo. Non l’ho ancora visto ma avverto la sua presenza.
E ora, signor Sedicesimo... a proposito, posso darle del tu? OK, Benny allora. E ora, Benny, io ho bisogno di difendermi da questi soprusi. Gli Angeli possono farmi male. Avrei bisogno di un’arma, qualcosa tipo la spada infuocata dell’apocalisse o le lacrime vergini del parto di Maddalena, perché adesso sono indifeso, il muretto che ho intorno è fragile e questa persona non fa che togliere mattoncini. Ma se armi non me ne puoi dare, puoi darmi la parola, quella che ferisce più di una lama, anche la domenica dalla finestra. Dammi le parole e io sarò salvato. Dammi le parole sole, cuore ed elenoire e io saprò come ferire, come amare e come vivere. Dammene altre e saprò come morire. Dammele tutte e saprai che vuol dire.


Topper Harley | 23:31 | commenti (15)

martedì, 01 aprile 2008

Un giorno io non mi sposerò.


Topper Harley | 18:48 | commenti (6)