
Topper Harley, ex-alcolizzato esperto in strategie di pace, vive in esilio in un tepee in Nepal, in compagnia di un'amica immaginaria vestita di nero con una falce in mano. Richiamato in patria per salvare la libertà di pensiero in una pericolosa missione in Eurasia, incontra una splendida professoressa di cui si innamora perdutamente e che ricambia la passione con ardore epiteliale. Un giorno, per motivi ancora ignoti, lei lo abbandona e lui, tornato nel suo tepee dopo aver disertato, decide di aprire questo blog per raccontare il resto della sua vita.
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Tutto è casuale se siamo noi a volerlo. L’ho scritto nei giorni scorsi da qualche parte. E’ un pensiero che mi è rimasto in testa, in quel poco di spazio che è avanzato dopo aver trovato qualcosa che sembra assomigliare ad un sentimento importante. Casualmente ci siamo incontrati, casualmente abbiamo comunicato, casualmente ci siamo baciati. Se c’è un progetto dietro tutto questo, vorrei conoscerne il responsabile. Per picchiarlo o per abbracciarlo non lo so ancora. Ma il responsabile sono io, il responsabile è lei. Questa lei scritta finalmente con la elle minuscola, che non nasconde un nome ma una persona splendida e caparbia, innocente e colpevole, metà folle e metà matta, cioè totalmente pazza. Io non so resistere alle follie e questo è il mio unico vizio. Mi ha viziato, mi ha stregato, mi ha fregato. E ora sono cazzi miei.
E' stato esattamente come descriverò che, senza preavviso, senza intuirlo, senza doppi senza, da un giorno all'altro mi sei entrata nelle vene.
Ti sei presentata una mattina in versione facsimile mentre io cazzeggiavo in ufficio come sono solito fare. Era il primo lunedì di aprile e lo ricorderò per il resto della vita che, a questo punto, dopo averti incontrato, potrebbe anche finire oggi. Tanto domenica è Pasqua e risorgo.
Lì per lì, cioè lì al quadrato, non potevo sapere che effetto mi avresti fatto in seguito ma un dubbio lo avevi insinuato subito nella mia testolina, sì o no? Camminando per il corridoio riflettevo sulle mie perplessita: un errore, visto che perplessità si scrive con l’accento sulla a. Così mi sono chiuso in stanza deciso a non preoccuparmi della Cosa: per questo c'erano già Mister Fantastic,
Poi improvvistamente ho compiuto uno dei gesti più azzeccati della storia dell’umanità, come il gol di Grosso alla Germania: ti ho cercato. E tu, come per miracolo, hai risposto, ti sei sciolta e io di nuovo e ancora tu e ancora io fino a poco fa, quando ho rischiato di andare in overdose.
Non smetterò di cercarti. Nemmeno quando nei prossimi giorni sarà impossibile trovarti in giro. Ormai si è creato un rapporto così stretto che il cuore non riesce a pompare il sangue a sufficienza. Ma per un cuore che fatica c’è un cervello che vola quando avverte la tua presenza, un cervello che un giorno ci porta in barca a vela e un giorno in Australia e un giorno in una casetta nel verde fuori città. Basta volerlo, basta assaggiarti.
Basta. Non uscirò vivo da questa storia. Come scriveva Neruda, “evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare”.
Se devo sparire, lo farò pieno di te che mi allievi il dolore. Ma se devo restare, lo farò pieno di me, il modo migliore.
Grazie Roberta.