
Topper Harley, ex-alcolizzato esperto in strategie di pace, vive in esilio in un tepee in Nepal, in compagnia di un'amica immaginaria vestita di nero con una falce in mano. Richiamato in patria per salvare la libertà di pensiero in una pericolosa missione in Eurasia, incontra una splendida professoressa di cui si innamora perdutamente e che ricambia la passione con ardore epiteliale. Un giorno, per motivi ancora ignoti, lei lo abbandona e lui, tornato nel suo tepee dopo aver disertato, decide di aprire questo blog per raccontare il resto della sua vita.
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Inutile nasconderlo ancora: non mi va di scrivere. Lo sto facendo un pò molto forzatamente assai. Da quest'estate sono allergico non solo al blog ma alla penna in genere. Alla carta, al calamaio, alle cartucce, all'inchiostro, al nero di seppia e al sangue. Allora, mi chiedo, perché continuare? Questa è una di quelle domande a cui non troverò mai risposta. Come quelle sull'origine del mondo, sull'esistenza di altre forme di vita nell'universo, sul parmigiano nella pasta con i tenerumi, sul sesso senza amore, sul sesso con umore, sul sesso con le more, le fragole e la panna modello 9 settimane e mezzo. Ecco, poi decido di scrivere e vengono fuori solo cazzate, senza pensare.
Oggi l'ho fatto per un attimo. Pensare è stato un evento eccezionale che chissà quando potrà ripetersi. Ho preso un pezzetto di gesso e, su una lastra di ardesia, ho tracciato una linea. Retta per me, curva per il resto del mondo. A sinistra le cose brutte, a destra le cose belle. A sinistra il mese di agosto 2004, le persone che ho conosciuto, le esperienze che ho vissuto. A destra il mese di agosto 2005, le persone che ho conosciuto, le esperienze che ho vissuto. A sinistra i ricordi cupi di Lei, a destra alcune di quelle che, negli ultimi dodici mesi, hanno provato a riempire il vuoto: quella che a 27 anni era ancora vergine, quella a cui era morto il fidanzato, quella che era sposata da un anno, quella lesbica, quella che viveva a centinaia di chilometri dalla mia città (non sei tu), quella completamente priva di forme neuronali ed ora quella fidanzata da quattro anni. Solo ora mi spiego perché l'altra sera un mio caro amico, nonché fratello di Lei, mi ha detto "ma una storia normale no?"
Lui l'ho messo a sinistra, mi stava rompendo le palle. A destra ho adagiato la mia nuova casa: potevo scrivere solo "casa" ma non avrebbe reso l'idea; potevo scrivere "nuova casa" ma avrei pensato all'ennesima stanza in affitto; "mia nuova casa" mi è sembrato adatto, è mia e non ci sono dubbi. Poi ho pensato al notaio, al tipo dell'agenzia immobiliare, al perito e al geometra e li ho messi a sinistra insieme a tutti i soldi che mi hanno fregato. Di riflesso (mica tanto però) ho pensato anche alle tasse e allo Stato ladro e allora ho schiaffato a sinistra anche il suo più degno rappresentante, così in modo simbolico. Bello vederlo a sinistra, lui, Berlusclown.
Ricordandolo, ancora una volta di riflesso, ho pensato a quelli della sua altezza ed alla mia impareggiabile idea per far soldi: un negozio di articoli per nani. Un’attività tramite il quale vendere, che so, i telefonini più piccoli in commercio, mouse e tastiera mini, i puffi per il giardino, le posatine e i piattini nel tavolino con le sedioline, gli abitini, le librerie con gli scaffali più bassi, i libri tascabili… insomma tutto in formato ridotto. Come il mio cervello. A destra lui e il negozio.
A sinistra, insieme ad una pietra tombale, ho posto anche il bastardo che mi ha rotto lo specchietto dell'auto. Poi gli ho affiancato il mio capo, Rita Pavone che non mi ha mai fatto niente se non un'innata ed inspiegabile antipatia e i pagliacci che mi hanno rovinato l'infanzia. A destra, per equilibrare, ho messo Moana e Cicciolina che mi hanno portato via l'infanzia in cambio dell'adolescenza, gli U2 che per me hanno trasformato i rumori in musica e It, quello di Stephen King, che ha centralizzato su di sé tutta la mia avversione per i clown. Berlusclown escluso.
Continuando: a destra il mare, l'acqua dolce e salata, la mia attrezzatura subacquea, i pesci e l'acquario che non ho perché sono pesci. A sinistra la montagna, Maometto e tutte le religioni che non ho perché sono ateo. A destra mio nipote che oggi compie tre anni e i trent'anni che vorrei avere anch'io. A sinistra e a destra Gaber che cantava una canzone con la destra e la sinistra.
Scontato dire che tutte le mie passioni vanno a destra e che quelle degli altri vanno a sinistra. La mia squadra del cuore la metto a destra, in alto alla classifica, sperando che ci resti per tutto il campionato.
A destra… ops… il gessetto è troppo piccolo. Posso sistemare solo le ultime due cose. Che poi sono le uniche che mi rimangono: Lei e tutto il resto. Potevo perdermi in un'infinità di ragionamenti su questi ultimi due punti. L’ho fatto. Ci ho riflettuto. Lei come persona, come ideologia, come unica storia d’amore importante. Tutto il resto come contrapposizione a ciò che mi ha reso felice e mi ha fatto soffrire, come sfogo e rifugio, come piccole e grandi emozioni, come vita da vivere. Sì, ci ho pensato tanto. Finché ad un certo punto ha prevalso l'istinto, l'attimo, facendomi realizzare che Lei e tutto il resto alla fin fine sono una cosa sola, sono questo blog e sono una cosa bella.
Non è bello ciò che è bello ma che bello, che bello, che bello!
se c'è una cosa che non ti toglierò mai è la tua libertà.
se c'è una cosa che non mi toglierai mai è la voglia di provarci.
...
ho ricominciato a scrivere sms di questo genere a una ragazza. la seconda parte la ometto. ma cosa cazzo ha lei per prendermi così tanto? non ne ho la più pallida idea. mi farà male, ne sono certo. è nella mia natura andare a cercare le sfide impossibili. ma questa non è una sfida. e se lo fosse avrei già perso. possibile che io non riesca a trovare un pò di equilibrio nelle mie cose?
vaffanculo. a tutto e a tutti. presenti esclusi.
lo stand-by è lo stato che pensavo di aver abbandonato. l’estathè l’ho comprato per giorni, ogni mattina ed è stato un piacere farlo. suppongo anche per chi lo ha bevuto. l’estate è quella che ho vissuto e che mi ha regalato una manciata di pesantissimi ricordi e probabilmente qualche speranza di un inverno più spumeggiante.
siamo giunti a settembre. viaggio alla media di un post al mese. fortuna che avevo deciso di tornare a scrivere. sono accadute tante di quelle cose in questi ultimi trenta giorni che non so da dove cominciare a parlarne. non so neanche se voglio parlarne. comunque non renderebbe l’idea di cosa è stato. però lo faccio. sento il bisogno di aprirmi, liberarmi… macchè, non è vero, non ho alcun bisogno adesso. lo faccio perché altrimenti qualcuno di splinder s’incazza. lo faccio per mandare a quel paese (anche se non ho mai capito dove si trovi) timori, rumori e malumori e sfruttare questo (s)fottuto spazio per quello che penso sia… un blog.
proprio dal blog tutto è iniziato. ho conosciuto due blogger, i primi due della mia umile carriera di narratore del web. mi correggo: le prime due. due ragazze tanto diverse quanto eccezionali. una l’ho amata, l’altra forse. giorni memorabili, a tratti anche in negativo. qui metto punto. non è questa la sede per parlare di loro, lo faccio in privato. menzione speciale per il bar “da andrea” e il pub-taverna “da caterina”: andrea e caterina non mi leggeranno mai ma li ringrazio per aver aperto i battenti nel posto giusto al momento giusto.
ho trovato un amico. mai e poi mai dimenticherò cosa ha fatto per me, o meglio cosa non ha fatto per me quella notte.
ferragosto indimenticabile. il più bello della mia vita. no, il più bello no, ma mi piaceva pensarlo. credo. ho conosciuto una ragazza, il simbolo di questo fine estate. mi ha aperto gli occhi e, ancora una volta, la mente. mi ha fatto stare bene e soprattutto mi ha fatto stare male. quel male, piccolo, che distoglie la mente dal male grande che via via sta svanendo. la ritengo pericolosa. con lei ho ripreso a giocare col fuoco. l'ho acceso, me l'hanno spento, l'ho riacceso. lo guardo bruciare. brucio guardandolo. non smetterò di giocarci. troppo forte è il desiderio di mantenere la fiamma alta, troppo importante è evitare che resti la cenere. ancora più importante è fare luce su di me.
ho ritrovato un’amica. è venuta e se n’è andata in un crescendo di emozioni e un dialogo che ha toccato l’apice il giorno prima della sua partenza.
ho un’amica. lo sapevo, l’ho sempre saputo. è la migliore. è la mia armatura, una corazza di 40 chili di lacrime e sorrisi da condividere ora più che mai. presto ci troveremo costretti a tirare le somme di quei giorni in cui ci siamo sostenuti a vicenda e pagheremo il prezzo di ciò che dovevamo evitare e non abbiamo fatto. ma chi se ne frega. dicono che la vita vada così. io per un giorno di felicità venderei l’anima al diavolo, tanto non credo né all’uno né all’altro.
ho visitato posti che mancavano al mio curriculum. ho nuotato in mari che neanche quelle maledette meduse hanno potuto godersi. ho dormito in luoghi a cui poter attribuire tutti quei nomi che non hanno nulla a che vedere con un letto. ho bevuto liquidi che hanno annullato la differenza tra acqua e alcool. ho incontrato persone la cui provenienza ha coperto tutta la cartina geografica dell’italia e che andrò a trovare in una sorta di giro in maglia rosa.
e poi che aggiungere? in ordine sparso… le notti in sua compagnia, i cornetti con la nutella, il braccialetto nero, le isole, dormire sotto un lenzuolo bianco spacciandosi per morto, le grigliate in spiaggia, le 9 ceres old 9 bevute alle 9 di mattina, ludovico einaudi, le corse in auto per prendere un aereo per fortuna partito in ritardo, strada lauretta, la mia fotocamera in tour, i fumetti e i fumettisti, la funivia, le parolacce in dialetto, lo zingaro, le infinite lacrime di ieri sera con cui mi sono fatto la doccia, chiedi la luna, il bacio di giù, organizzare un appuntamento al buio tra due perfetti sconosciuti e farli finire a letto insieme, dormire insieme senza alcun indumento addosso, la sabbia che ancora mi trovo in corpo dopo essere stato parte di essa, cantare e gridare senza mai capire cosa con bongo e chitarra, i desideri espressi guardando le stelle cadenti e le maledizioni per non essersene concretizzato nemmeno uno, percorrere migliaia di chilometri in auto senza sapere dove andare, ridere, ridere, ridere.
oh, dimenticavo! quella cazzo di casetta che mesi fa volevo acquistare… ecco, finalmente me la sono comprata…